Nell’agosto del 1862 i paesi in rivolta sono 1.500 e pertanto, dichiarato lo stato d’assedio delle regioni meridionali. Parte, violenta e dura, la riconquista dei paesi in mano ai partigiani. La vendetta, orribile e spietata, insanguina il Meridione e non risparmia i vecchi, le donne ed i bambini. Interi villaggi vengono distrutti a cannonate,bruciati e rasi al suolo, la popolazione passata alle armi.
Questo periodo storico risale ad un anno e mezzo dopo il 17 Marzo del 1861 dove fu proclamato a Torino il regno d’Italia sotto il domino di casa Savoia.
Ma davvero nel meridione erano felici della caduta dei borboni in mano ai mille?
Sarebbe vero secondo quanto nei libri di storia ci viene raccontato?
Lascio a voi le risposte e ciò che ne pensate su quello che di vero voi ritenete del nostro sud della nosta terra 3 potenza economica preunitaria e ultima regione per potenza economica dopo l’unificazione d’italia cosi “amata e voluta dagli italiani”
Continuo con altri documenti e fonti sulla storia che non si racconta … forse per vergogna o forse per nascondere il perché oggi il sud lo ritroviamo cosi.
Ma come proseguirono i fatti reali e quali erano veramente i propositi dei piemontesi nei nostri riguardi non i sembravano nascere da ideologie cosi nobili. Cosa pensava il leggendario Cavour del mio bellissimo sud che cosa si nascondeva in questi soldati? Ideali di libertà uguaglianza o solamente succhiare il prima possibile tutto il denaro che questo tesoro di terra sfornava al mondo?
Allo dunque il nostro amato eroe dei due mondi il nostro mitico generale Garibaldi che si spinse con solo 1000 uomini ( pensa un pò) male organizzati che sono stati capaci di riuscire a togliere l’oppressione dei Borboni, e li dove milioni di abitanti che erano diciamo costretti a subire in silenzio la misera posizione del terzo posto al mondo come potenza economica dove il livello di disoccupazione fra i più bassi d’europa, costretti a pagare la tasse se volevano vivere agiatamente , finalmente arrivò Garibaldi.
Beh sinceramente l’idea di unificazione era di una italia fatta d’italiani con un governo giusto che desse una vera identità alla nazione e la felicità di essere uniti da nord a sud, avrebbe fatto di me un patriota sincero e sicuramente mi sarai schierato dalla parte del mio popolo. si vista cosi avrei fatto di tutto per servire la mia nazione.
Un dato è certo: Garibaldi non esita a lasciare il passo alle truppe sabaude per ritirarsi fuori da quello che, di lì a poco, sta per esplodere con tutta la sua violenza: il brigantaggio antiunitario.
Secondo gli storici meridionalisti i “Briganti” furono espressione politica e guerrigliera di una borghesia medio piccola e grande malcontenta dell’unità così come era stata fatta e delle masse contadine disilluse dalle vane promesse di Garibaldi.
Il neonato Regno d’Italia dovette far scendere in campo piú di 120.000 soldati di linea, affiancati da quasi 400.000 guardie nazionali. Quindi questa fu una vera e propria guerra civile, ma la storia la scrivono i vincitori. I briganti, non erano dunque dei criminali comuni, ma un esercito di ribelli che non riuscivano ad immaginare alcuna prospettiva di cambiamento attraverso i mezzi legali.
Se pensiamo che la maggior parte di coloro che si opposero alla nuova dittatura erano uomini di Garibaldi, che si erano illusi di combattere per una buona causa, si erano illusi di essere soldati della nuova italia, avevano creduto di combattere per il giusto ed invece si ritrovarono a servire il nuovo padrone prima come fedeli soldati e poi come schiavi.
Qui di seguito un breve elenco ancora di quello che ho potuto apprendere da fonti internet:
BRIGANTI E BRIGANTESSE CALABRESI
Pietro Monaco: brigante della Sila che per tre anni riuscì a sfuggire alle forze di repressione e fu ucciso da alcuni suoi compagni corrotti col denaro. Una storia esemplare. Pietro era un sottufficiale borbonico che, all’arrivo di Garibaldi, aveva disertato abbracciando la causa della rivoluzione. S’era arruolato col biondo liberatore e aveva combattuto, pare bene, guadagnandosi anche le spalline di sottotenente durante l’assedio di Capua.
Trapasso Antonio: detto “Gallo” originario di Gagliano (CZ) – operò con crudeltà nella Calabria centrale, seminando il terrore tra i liberali della zona e tra i militi piemontesi che a migliaia gli davano la caccia e che invano accrescevano la taglia sulla sua cattura. Intercettato per caso da un drappello di Carabinieri nei pressi di Catanzaro, fu rincorso fin sull’Aspramonte dove, nel corso di una tempesta di neve, fu arrestato insieme a parte della sua squadriglia. Condotto a Cosenza fu fucilato nella piazza principale senza processo. Era il 1 Dicembre del 1872.
Mittica Ferdinando :Era, il Mittica, un sergente borbonico datosi volontariamente alla latitanza per odio al nuovo regime. Nessun delitto aveva compiuto in precedenza e apparteneva a cospicua famiglia ed era stato avviato agli studi ecclesiastici, quando lo sorprese la rivoluzione o lo travolse. La famiglia Mittica esiste ancora nel comune di Platì, e che il famigerato brigante fosse di ceto medio lo dimostra anche il fatto che gli veniva conferito il tradizionale don, prefisso che in Calabria e nel napoletano in genere indica un grado sociale ed un certo censo.Ferdinando Mittica era in odio ai rapaci e pingui proprietari terrieri di Platì che tenevano in uno stato di servitù l’intera popolazione che viveva tra miseria e stenti. Il conte Oliva esercitava lo “jus primae noctis” in una comunità subalterna e gemente. L’unica voce era quella di Ferdinando Mittica, già presente durante i moti del 1847 nel carcere di Ardore assieme a Domenico Carbone, liberati dai rivoltosi al grido di “Viva l’Italia e viva Pio IX”. Dopo il fallimento dei moti del 1847, il Mittica si mise alla testa di una banda di lazzari, diseredati, renitenti alla leva e iniziò a scorazzare sull‘Aspromonte.
Ma fu proprio l’amico Carbone a tradirlo,facendolo cadere in un imboscata nella quale fu ferito a morte.
Straface Domenico alias PALMA:nacque a Longobucco il 16 agosto del 1831 da Maria Strafaci e da padre ignoto. Apparteneva alla classe dei braccianti più poveri.Nel 1860 Domenico Strafaci, divenuto ormai per tutti “Palma” insieme a Ralla,si ribellò alla prepotenza di un ricco signorotto di Rossano, ed insieme lo presero a schiaffi.E da quel giorno Palma divenne famoso. Palma, amante delle avventure, aveva un singolare coraggio, divenuto capo di una banda, diventò subito celebre. Per oltre un decennio visse tra i pericoli rischiando la morte. Quando qualcuno andava per aggregarsi alla sua banda, lui cercava di dissuaderlo e metteva a disposizione il suo denaro perchè potesse farsi difendere dai migliori avvocati del tempo, di modo da potersi mettere a posto con la legge senza divenire preda dei soldati, e passare la vita in fuga.Conosceva ogni angolo delle montagne silane, era inafferabile, possedeva qualità eccezionali, era astuto ed era protetto dall’omertà della povera gente, verso la quale era di una generosità senza pari. Aveva anche un certo grado di istruzione, era onesto e infatti solo in rari casi, o per difendersi o per punire un tradimento, si macchiò le mani di sangue.Una sera del 1869 circa alle ore 9:00 i briganti stavano cercando di uscire da un bosco con Palma in testa ma si presentò dinanzi a lui il guardiano Librandi Pietro che con prontezza tirò un colpo che ferì gravemente Palma… dopo tre ore morì.
Macrini Vincenzo :Ex soldato borbonico operante sulla Sila. Fu uno dei più scaltri briganti partigiani, sicuramente un precursore della guerriglia moderna. Infatti adottò strategie militari alle proprie necessità ed al proprio territorio, facendo letteralmente impazzire gli ufficiali piemontesi che, per anni, gli diedero la caccia. Riuscì ad operare la sua micidiale azione uccidendo centinaia di militi piemontesi fino all’autunno del 1872 quando fu catturato, insieme ad alcuni componenti della sua squadra, e fucilato senza processo. Con la sua morte finisce la resistenza armata delle popolazioni meridionali, solo dopo questa cattura si potè dire che il sud era completamente conquistato.
Oliviero Marianna:detta “Ciccilla”,era una bellissima ragazza dalle lunghe e nere chiome e dagli occhi corvini,sposa di Pietro Monaco.Rimase nel proprio paese, accontentandosi di rari, furtivi momenti di intimità con il marito quando questi scendeva dai monti, fino a quando venne a sapere che Monaco aveva avuto una fugace relazione con la sorella. Ciccilla decise di vendicarsi. Invitò la sorella in casa e – nel cuore della notte – la trucidò con un pugnale, martoriandone il corpo con una trentina di colpi d’ascia. Subito dopo – a dorso di mulo – raggiunse la banda del marito, divenendone addirittura il capo di fatto.
Catturata dopo la morte del marito, fu disconosciuta dai suoi stessi familiari. Anche la madre rifiutò di visitarla in carcere.Il processo, che fu celebrato a Catanzaro con grande partecipazione di gente e che vide come testimoni a carico anche i parenti suoi e del marito, si concluse con la condanna a morte. Ed è uno dei rarissimi, se non l’unico, caso di sentenza capitale per una donna.
Cardamone Generosa :La brigantessa nacque l’8 novembre 1845,a Castagna (cz).
L’anno 1867 il giorno 20 del mese di settembre la sezione di accusa della Corte di Appello delle Calabrie in Catanzaro processa, insieme ad altri Pietro Bianchi e la sua druda Generosa Cardamone di Angelo di anni 21.L’imputata Cardamone armata al pari degli altri, vestiva da brigante, faceva indubbiamente parte della banda.
Negli stessi atti processuali si ribadisce ancora l’accusa di avere fatto parte di un’associazione di malfattori perché “fu ella veduta in abito virile e con armi lunghe da fuoco ed insidiose, seguitare il Bianchi e la sua comitiva, partecipando alle di lui vendette. Viene inviata per essere ancora processata alla Corte di Assise di Cosenza per avere unita ad altri malfattori fatto parte di una banda maggiore di cinque persone che nel 1864 e negli anni posteriori correa armata la campagna allo scopo di delinquere contro le persone e le proprietà. Viene ordinata a tale scopo
pertanto la traduzione della Cardamone nelle carceri giudiziarie di Cosenza“.